lunedì 9 febbraio 2009

Ilario Rosati, un comunista che ha attraversato le vicende del Novecento

da Liberazione del 4/2/2009

Alessandro Leoni, Mauro Lenzi, Stefano Cristiano

Sabato 31 gennaio si è spento il compagno Ilario Rosati, un comunista che ha attraversato la vicenda del ‘900 con rettitudine, intelligenza, coerenza di vita e di militanza. In sintesi un compagno che ha mantenuto, sempre, la propria dignità umana e politica. Nato nel 1930 in una modesta famiglia di lavoratori, si formò una coscienza libera e critica rispetto alle suggestioni giovanilistiche e avanguardistiche con le quali il regime fascista riusciva a coinvolgere gran parte degli adolescenti suoi coetanei. La guerra e il disastro materiale e morale nel quale venne trascinato il paese rafforzò la sua capacità d'autonomia rispetto all'esistente e conseguentemente l'avviò, giovanissimo, alla militanza politica nelle file comuniste. Nel 1948 partecipò all'imponente movimento di protesta per il criminale attentato a Togliatti, mobilitazione che soprattutto nel senese assunse caratteristiche di vera e propria rivolta popolare. Attivo nelle organizzazioni sindacali contadine (bracciantili e mezzadrili) entrò nel gruppo dirigente del Pci della federazione di Siena e successivamente assunse cariche di responsabilità nelle amministrazioni locali. Fu infatti prima vicesindaco e poi sindaco del comune di Chiusi. Dal 1970 al 1978 fu consigliere regionale seguendo soprattutto le questioni agrarie. Lo scioglimento del Pci lo colse in una fase nella quale il suo rapporto con il partito aveva già manifestato un, disciplinato, allontanamento dalla condivisione delle scelte più significative di quegli anni (dalla così detta svolta sindacale dell'Eur al compromesso storico). Naturale per tanto risultò la sua adesione al Movimento prima e al Partito poi della Rifondazione Comunista di cui è stato convinto militante fino ai suoi ultimi giorni. Nel Prc si è sempre schierato per l'autonomia e l'unità del Partito contro le ricorrenti scivolate opportunistiche dei vari leader carismatici succedutisi alla guida dell'organizzazione. Negli anni ottanta e novanta si dedicò alla stesura di vari saggi di storia del movimento operaio e popolare sia dell'area fiorentina che della sua terra d'origine nella quale era, felicemente, tornato ad abitare.
Anche la sua attività saggistica, al pari della sua vita politica, fu contraddistinta da grande serietà: la ricerca delle fonti mai divisa dall'inquadramento socio-politico generale. I suoi lavori sui moti per il pane e il lavoro della fine Ottocento, così come i saggi sulla storia del movimento contadino delle terre senesi sono fondamentali per tutti coloro si vogliano cimentare nell'approfondimento del movimento operaio e comunista toscano del Novecento. Una nota a parte merita il saggio Guido Piccardi. Un sacerdote del basso clero. Cristianesimo e socialismo in Toscana tra il 1876 ed il 1912 pubblicato nel 2007. Negli ultimi anni lo stato di salute, pur non impedendogli una sua personale presenza nella vita, tormentata, del Prc (sempre presente e nettamente schierato nei confronti delle scelte congressuali!), lo aveva in ogni modo costretto a rallentare la sua diretta militanza, unico conforto per questa sia pur parziale inattività l'impegno della figlia Claudia che continuando le orme paterne si distingueva per capacità sia, prima, nell'organizzazione di un vivace circolo territoriale a Firenze, sia successivamente assumendo responsabilità di direzione nella federazione fiorentina e nel regionale toscano. Così la sua postazione di combattimento non resterà vuota. E' questa l'eredità più significativa di un proletario che ha fatto il comunista come sollecitava il nostro segretario nazionale Paolo Ferrero in un suo recente articolo su Liberazione .

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