sabato 5 gennaio 2013

venerdì 11 maggio 2012

mercoledì 2 maggio 2012

QUELLO CHE NON C'E'

da La Scintilla n. 8 - Maggio 2012
di Claudia Rosati (Consiglio Nazionale della Federazione della Sinistra)



A partire dal 2008 con il palesarsi delle contraddizioni del sistema capitalista si è assistito, ed era inevitabile, all'irruzione nel linguaggio comune e quotidiano del concetto di crisi.
Così, dopo molti anni caratterizzati da una forte contrapposizione fra i pochi, che comunque indicavano, almeno, le ingiustizie prodotte dalle contraddizioni del capitalismo e i molti che invece di quest'ultimo ne lodavano i progressi e le magnifiche sorti, siamo giunti ad una fase manifestamente diversa: il carattere strutturale dell'attuale crisi ha cominciato ad incrinare quel cemento ideologico, sovrastrutturale, che aveva sostenuto le fondamenta del capitalismo neoliberista dagli anni '80, ovvero ne aveva costituito il consenso.
Certamente questa affermazione va precisata e articolata perché così potrebbe sembrare semplicistica e meccanicistica, cioè viziata da determinismo economicista.
Il processo di sgretolamento del consenso si presenta ovviamente con varie gradazioni: si va dai fenomeni maturi della ripresa del conflitto sociale vero e proprio ad una sensazione diffusa di disagio e alienazione che si respira nel quotidiano, una sorta di sub-coscienza imprigionata nell'antipolitica, che può assumere le caratteristiche reazionarie di una “rivoluzione passiva” - fascismo, autoritarismo, razzismo, populismo - e di cui, sul piano europeo, l'affermazione della destra xenofoba al primo turno delle presidenziali francesi e della destra nazista in Grecia ne sono l'emblema.
In ogni caso è tornato a farci compagnia il grande tedesco: Carlo Marx.
L'effetto della crisi ha fatto cioè tornare in auge concetti che qualcuno aveva dato per morti e sorpassati e che rappresentano il patrimonio storico d'analisi del movimento comunista: contraddizione, conflitto capitale-lavoro, alienazione, rivoluzione passiva, concetti essenziali per capire la crisi in atto.
Politici ed economisti che fino a qualche anno fa davano per sepolta l'analisi di Marx ne elogiano oggi la lucidità e l'attualità.
E tuttavia questo non può indurci a facili compiacimenti per due ordini di motivi.
Innanzitutto non può abbandonarci la consapevolezza della portata dell'attuale ristrutturazione capitalista per la nostra stessa agibilità politica. L'inserimento del pareggio di bilancio in Costituzione, frutto delle politiche recessive, che sta coinvolgendo l'intera zona euro, prefigura un ruolo preciso che l'Europa e i lavoratori europei avranno nello scenario mondiale.
Se pensiamo che tra il 1975 e il 2006, in Italia, la quota dei redditi da lavoro è passata dal 69,7% al 53,3% del PIL e che tra il 1993 e il 2005 la quota andata ai profitti è passata dal 23,1% al 31,3% (Commissione Europea ,“Employment in Europe”, 2007) ci possiamo rendere conto di quanto profondamente sia mutato il quadro socio-economico del paese.
Perciò il rapporto di distribuzione della ricchezza nel PIL, che già così rappresenta un drammatico indicatore dei rapporti di forza fra lavoratori e poteri forti nell'ultimo trentennio, rischia di essere solo il prodromo di una totale perdita di tutte le conquiste ottenute dal dopoguerra ad oggi, con un ulteriore restringimento degli spazi democratici.
L'altro elemento che non può indurci a facili compiacimenti attiene proprio al ruolo riconosciuto a Marx.
Del resto quasi tutti gli osservatori economici e politici ricordano e sottolineano ad arte il ruolo del Marx economista separandolo dal Marx politico e “dimenticandosi” che il tedesco oltre a Il Capitale ha scritto anche il Manifesto del Partito Comunista: ci permettiamo di suggerire, per dirla in una battuta, che non si tratta di un Marx omonimo.
E' da qui che dovremo ripartire nella riflessione per evitare di assumere anche noi la medesima dicotomia fra il Marx politico e il Marx economista, scordandoci che la sola analisi o presa d'atto delle ingiustizie e delle contraddizioni del capitalismo è condizione necessaria ma non sufficiente per produrre un cambiamento.
Separare il Marx de Il capitale da quello del proletari di tutto il mondo unitevi, o rimuovere il Gramsci del dovere dell'organizzazione equivale a soccombere alla frammentazione alla quale ci vuole condannare il capitale e rinunciare così a porsi l'obbiettivo essenziale per i comunisti, e l'intera sinistra, della ricomposizione del soggetto della trasformazione.
Qualsiasi discussione che non parta da ciò che abbiamo appena detto e ponga la questione dell'unità delle forze della sinistra e anticapitaliste su base volontaristica ci condanna alla subalternità.
Del resto l'attuale crisi ha fatto emergere, in tutta la sua forza, il conflitto capitale-lavoro, che non può essere più nascosto e sottaciuto. Esso deve rappresentare il faro per la costruzione di un processo unitario.
Se infatti la nostra recente storia ci ha fatto conoscere fasi in cui molti hanno creduto che fosse sufficiente coordinare le varie e diverse lotte sui territori, quasi si assumesse che la semplice somma aritmetica dei movimenti potesse essere in grado di generare una trasformazione, oggi, per chi non vuole essere miope, occorre fare un passo in più.
Finché i molti saperi rappresentati dai fuochi delle molte resistenze diffuse, non solo in Italia, si arresteranno all'analisi del contingente, seppur importante, ma parziale, non sarà possibile costruire un soggetto unitario in grado di fare sintesi entro un quadro d'analisi più generale, unica prospettiva per incidere nella realtà ed essere dunque all'altezza dell'attacco-scontro che la crisi in atto ci pone davanti.
Si può veramente pensare ad una società più equa e giusta senza precarietà, emarginazione, guerre, miseria, senza privatizzazioni, senza TAV e nucleare, con una scuola pubblica e una sanità fuori dalle logiche del mercato e senza le mille altre ingiustizie che vengono denunciate da decenni senza intaccare la madre di tutte le ingiustizie e da cui tutte le altre discendono, ovvero lo sfruttamento dell'uomo sull'uomo nel meccanismo di produzione capitalistico, che genera il profitto?
Se questo è il punto centrale della questione, minimo comune denominatore è il lavoro che per il capitale rappresenta il perno su cui fonda la propria essenza, l'accumulo, e che per tutti noi è stato e non può non essere la leva dell'emancipazione e della trasformazione dei rapporti di forza nella realtà. Ciò è in grado di scardinare le logiche interclassiste che nel corso di questi ultimi 20 anni hanno inquinato il dibattito, necessario, per la ricomposizione di una sinistra unitaria.
Tuttavia sarebbe indispensabile porre fine intanto alle inutili diatribe fra apparentemente distinte posizioni. Una contrapposizione questa solo necessaria al mantenimento di ridicole posizioni conquistate nella residualità di un tempo che ci ha consentito a tutti di assumere ruoli “buoni” solo in tempi di “pace”, ovvero nei tempi in cui il conflitto ristagna, una contrapposizione che inevitabilmente impedisce l'indispensabile riflessione su quello che è necessario ma non c'è!
Di fronte allo scenario globale di crisi economica, occorre prendere coscienza del proprio ruolo nella società trasformandosi da soggetto isolato o individuale (e quindi subalterno) a soggetto collettivo: uniti siamo tutto, divisi siam canaglia!!

giovedì 29 settembre 2011

domenica 5 giugno 2011

Festa Rossa - Brozzi 2011


☭ Venerdì 10 giugno, ore 21.15 ☭


- Involuzione democratica e privatizzazione dei servizi


* Alberto Burgio, Direzione nazionale PRC

* Stefano Cristiano, Segretario regionale PRC


* Introduce e coordina Claudia Rosati, Consiglio nazionale Federazione della Sinistra


* Parteciperanno Andrea Malpezzi (Segretario provinciale PRC Firenze) e

Bernardo Croci (Segretario provinciale PdCI Firenze)


☭ Sabato 11 giugno ☭


ore 18.30

Presentazione del libro "La formazione del moderno Leonardo"

- Bernardo Croci, Autore

- Iacopo Borsi, Segretario Circolo PRC Brozzi


Apericena ore 20.00


ore 21.15

Proiezione "Figli delle stelle", di Lucio Pellegrini, Commedia 2010


☭ Domenica 12 giugno, ore 12.30 ☭

Pranzo a base di pesce. Menù fisso a 20 euro:
Antipasto di mare, spaghetti alla tarantina, fritto misto, dolce e ... 1 biglietto della lotteria!


Prenotare entro venerdì 10: 055 374864 - 3335702227, 055317691 - 328.8875721

domenica 20 marzo 2011

venerdì 28 gennaio 2011